l'editoriale di nico

Nico Cereghini: “Valentino non sarà più il Dottore?”

La sua gioia per il podio è comprensibile - dopo 17 gare! - ma suggerisce anche una possibilità: che Rossi, a quarantuno anni, sia consapevole di non poter vincere come una volta. Possiamo concederglielo?
di Nico Cereghini
Nico Cereghini: “Valentino non sarà più il Dottore?”

Ciao a tutti! Del podio di Valentino, che mancava da diciassette GP, mi ha colpito soprattutto una cosa: la soddisfazione, la gioia incontenibile del 46. Il podio nel mondiale è sempre una grande impresa, Rossi da troppo tempo non era abbastanza veloce, e soprattutto da mesi cercava una conferma del suo grado di competitività e questa maledetta pandemia gli ha complicato le cose. E tutto questo lo capisco bene. Però forse intravvedo anche una possibilità che un po’ amareggia: Valentino potrebbe essersi rassegnato a non essere più il Dottore?

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In questi giorni si è fatto un gran parlare del nuovo setting della sua M1 e anche se nessuno ha chiarito bene di cosa si tratti, abbiamo visto tutti un Rossi molto diverso rispetto alla prima gara di Jerez. Di questo parleremo stasera con Bernardelle in DopoGP e spero proprio che il nostro ingegnerone ci chiarisca le idee. Qualcosa è successo, Valentino staccava forte, lottava, ha tenuto un gran ritmo, tutto giusto. Ma ha perso il confronto con Vinales, ha preso una gran paga da Quartararo, avrebbe subìto il sorpasso di Morbidelli. Insomma, anche qui la sua sarebbe stata l’ultima Yamaha. Eppure era strafelice.

Fossi un fan sfegatato direi: aspetta a giudicare, ha preso solo cinque secondi dal vincitore, dalla prossima gara fa un altro step e un paio di GP li vince. Fossi un detrattore direi: bollito, con Marquez, e Bagnaia, e Morbidelli, e magari Miller e Crutchlow, avrebbe chiuso ottavo… Ma sono semplicemente un suo “ammiratore qualificato”, uno che lo studia dalla sua prima gara mondiale del ’96, e dico soltanto: se lui è contento della sua gara, siamo contenti anche noi.

Perché credo che Valentino Rossi, dopo tutto ciò che ha fatto nel motociclismo, si meriti la nostra solidarietà ma soprattutto la nostra fiducia: se c’è uno che di moto ne capisce, quello è indiscutibilmente lui; se c’è uno che ha il diritto di abbandonare la MotoGP soltanto quando se la sente, di chiedere alla Yamaha uno sforzo supplementare, di cambiare i tecnici e il setup ogni domenica, magari anche semplicemente con la fantasia, quello è il pilota di Tavullia.

Forse, dico forse, lui stesso sa che non vincerà più un GP. Come suggerivo in apertura, forse ha ridotto i suoi obiettivi. E’ possibile. Ma anche se fosse? A quarantuno anni è lì che si batte con piloti che hanno vent’anni meno di lui, è uno stimolo per tutti e ha mille cose ancora da insegnare. A noi basta.

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