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rossi, il mito

MotoGP. Valentino Rossi non smette: storia e numeri di una leggenda

Tra ragione ed emozione, con l'aiuto della statistica ripercorriamo le 25 stagioni di un Fenomeno senza precedenti nel nostro sport. E forse, in assoluto
di Nico Cereghini

Noi non avevamo tanti dubbi. Non era da Valentino decidere di appendere il casco al chiodo in una stagione bizzarra come questa che a luglio deve ancora cominciare. Il pilota simbolo della MotoGP, protagonista dalla nascita di questa nuova era a quattro tempi, è mosso da due propellenti principali: passione e orgoglio. Anche se qualche dubbio lo aveva, ed è una cosa possibile, lo ha ricacciato indietro.

Perché l’obiettivo resta uno solo: capire se si sente ancora competitivo e abbastanza forte da sobbarcarsi tutto il lavoro che oggi è richiesto al pilota. Sul piano fisico, organizzativo, mentale. A quarantuno anni compiuti, nulla è scontato. Nel dubbio, mancando le verifiche dei primi GP del 2020 che sono saltati, il 46 poteva mollare? La passione e l’orgoglio. Impossibile rinunciare e farlo al buio.

Naturalmente la notizia ha del clamoroso anche se per molti era scontata. Clamorosa sul piano storico, perché non si è mai visto nel motociclismo un campione così duraturo: oggi Rossi si appresta a correre la sua venticinquesima stagione di mondiale (!) e se saranno due gli anni con Petronas arriverà a quota ventisette. Un traguardo fino a pochi anni fa semplicemente inconcepibile, nel nostro sport. I grandi del passato, anche quelli che hanno conquistato titoli e vittorie a raffica come Giacomo Agostini o Mike Hailwood, non arrivavano a quindici stagioni. Fa eccezione il solo Angel Nieto che iniziò (sporadicamente) nel 1964, appese il casco al chiodo nel 1986, disputò a contarle tutte venticinque stagioni. Con le piccole cilindrate, meno impegnative.

Valentino, con i suoi nove titoli mondiali, è l’unico pilota nella storia del motociclismo ad aver vinto campionati e GP in quattro classi diverse: 125, 250, 500 e infine MotoGP. Vale la pena di ricordare che il suo esordio risale al 1996 con la 125 Aprilia, che il suo primo titolo è quello dell’anno successivo con la stessa moto e con 11 vittorie su 15 gare. Poi il passaggio alla classe 250, sempre con la moto italiana, e il titolo alla seconda stagione nel 1999 con nove successi parziali.

Quando nel 2000 approdò in 500 con la Honda di Doohan era già un predestinato, e anche lì il titolo mondiale arrivò alla seconda stagione. Undici GP vinti dei sedici in calendario, nel 2001.

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La MotoGP è la “sua” classe. Vale è stato la bandiera della “regina” Honda per due anni con venti vittorie, è stato il primo a conquistare i titoli mondiali, ed è stato il primo a cambiare colori nel 2004 e a dominare anche con la Yamaha facendola diventare grande. Nei sette anni della sua prima esperienza con Iwata, Rossi ha collezionato quattro titoli mondiali e quarantasei (guarda caso) vittorie in GP.

Che cos’è stata l’esperienza in Ducati nel biennio 2011-2012? Un errore, indubbiamente e con il senno di poi. Tre podi e nemmeno un successo. Ma le premesse tecniche sembravano buone, il pilota aveva mostrato una notevolissima versatilità (aveva vinto con tutto…), insomma sembrava un passo difficile ma non impossibile. Questo targato Ducati passa come il ciclo più negativo della carriera di Valentino.

Che però non è più riuscito a vincere quel sospirato decimo titolo. Sono sette anche le stagioni della sua seconda vita in Yamaha, dal 2013 al 2019: tre volte vice-campione, vicinissimo al mondiale nella miglior stagione. Vinse quattro Gran Premi e ben 15 volte salì sul podio, Rossi in quel 2015 che passerà alla storia per il vergognoso epilogo.

In questi sette anni soltanto dieci GP vinti. Troppo poco per un campione come lui. Occorre ricordare che nelle ultime stagioni Yamaha ha sofferto molto sul piano tecnico ed ha tardato a reagire, ma anche che in coincidenza spuntava un fenomeno come Marc Marquez ben supportato da Honda. E intanto gli anni passavano sempre più in fretta e oggi fa effetto pensare che Valentino non vince un titolo dal 2009! Facile pensare che il digiuno pesi soprattutto a lui.

Orgoglio. Passione. Come si fa a lasciare proprio adesso? Adesso che la stagione 2020 finalmente parte, che la Yamaha sembra aver recuperato terreno, che Quartararo prenderà il suo posto nel team ufficiale, che forse rientrerà anche Jorge Lorenzo, che…

I numeri assoluti

I titoli mondiali di Rossi sono appunto nove. In questa classifica, il più titolato della storia della moto come si sa è Agostini con quindici titoli, seguito da Nieto con 13. Angel, per scaramanzia, preferiva dire 12+1 fin da quando era in gara per vincere il quattordicesimo. Come Rossi, anche Hailwood e Carlo Ubbiali sono a quota 9, davanti a Marquez che è già arrivato a 8. Phil Read e John Surtees ne hanno vinti sette ciascuno.

Le vittorie di Valentino Rossi sono in totale 115. Ben 89 in 500/MotoGP, 14 in 250 e 12 in 125. Anche qui il record assoluto è quello di Agostini: 123 oppure 122 vittorie secondo le interpretazioni. Ago dice 123 perché infila nel totale anche un successo nella Formula 750, che è fuori dal campionato classico ma effettivamente aveva in quegli anni Settanta una validità mondiale; ha anche un attestato della FIM che lo certifica. A Vale mancherebbero sette (oppure otto, se ne discuterà eventualmente a tempo debito) vittorie e appare difficile che possa farcela, al ritmo degli ultimi anni, con la concorrenza di oggi e in un team satellite. Tra i piloti in attività è Marc Marquez l’antagonista più forte: è quarto di tutti i tempi per numero di vittorie a quota 82 mentre a 90 c’è il compianto Angel Nieto.

Con 402 partenze, I podi di Valentino Rossi sono 234: 198 in 500/MotoGP, 21 in 250 e 15 in 125. Questo è un record assoluto e i piloti del passato, anche se correvano nello stesso GP due o addirittura più classi, non avevano a disposizione tutti questi GP da disputare. Così, Ago è a quota 159, solo sei podi più di Pedrosa (153) e sette di Lorenzo che è a 152. Angel Nieto, a 139, è raggiungibile da Marc Marquez oggi a 134. Una leggenda come Mike Hailowwd, che pure vinse gare in quattro classi, è a 112.

Le pole position di Valentino sono in totale 65: 55 nella massima cilindrata, 5 e 5 in 250 e 125. Manca purtroppo la registrazione dei risultati mondiali antecedenti al 1974 e dunque Giacomo Agostini è accreditato di sole 9 pole, ma naturalmente ne ha fatte molte di più. In ogni modo è certo che il recordman sia Marc Marquez con novanta pole, 25 più di Rossi che ha davanti anche Jorge Lorenzo a 69, undici più di Mick Doohan a 58.

I giri più veloci in gara del Dottore sono 96: 76 nella top class, 11 nella 250 e 9 in 125. Qui il record torna ad essere quello del nostro Ago: infatti se le pole non sono state sempre registrate, al contrario il giro più veloce di ogni gara mondiale è “nei libri”. Agostini ha stabilito 117 giri veloci e Vale è al secondo posto davanti a Nieto con 81. Poi figurano Hailwood con 79, Marquez con 72 e Pedrosa con 64.

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