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MotoGP. Jorge Lorenzo: "Vincere un altro mondiale? Potrei. Ma non voglio..."

Al secondo mese di ritiro forzato a Dubai, il pilota maiorchino continua a parlare di sé su tutti i media possibili
di Emanuele Pieroni
MotoGP. Jorge Lorenzo: Vincere un altro mondiale? Potrei. Ma non voglio...

Potrei ancora vincere un campionato del mondo. Ma non voglio”. E’ l’estrema sintesi di una risposta data da Jorge Lorenzo a un fan che gli ha chiesto se si sente ancora in grado di competere con i più forti. Il 99 non ci ha girato troppo intorno, ed è stato piuttosto chiaro. Rischiando anche, però, di finire male interpretato o, addirittura, in preda ad un delirio di inconsapevolezza.

Onore al merito

Non a caso, il cinque volte campione del mondo si presta moltissimo a colloqui con in fan, live su Instagram con personaggi e amici più o meno famosi e tante, tantissime, interviste. Come quella rilasciata di recente a Sky, appunto, in cui ha ripercorso le tappe della sua carriera. Trovando persino parole di grande stima verso Valentino Rossi: “Aver vinto e aver perso contro di lui, il potermi quindi confrontare con lui, è stato straordinario. La rivalità è inevitabile, perché entrambi volevamo la stessa cosa, ma chi è stato e chi è Valentino Rossi non è in discussione. Così come non sono in discussione Márquez e Stoner, altre due leggende con cui ho avuto l’onore di vincere e perdere”.

Jorge Lorenzo non ha nascosto il particolare legame che lo lega al marchio Yamaha, con cui ha vinto tanto, ma ha lasciato trapelare rammarico per come sono andate le cose in Ducati: “A un certo punto qualcosa si è rotto - ha detto - forse mettendoci meno pressione, dando più tempo al tempo, avremmo potuto migliorare ancora e toglierci altre e più significative soddisfazioni”.

Sulla possibilità di designare un erede nel motomondiale, infine, Lorenzo è stato chiaro: “Non vedo piloti simili a me - ha concluso - Ma se mi si chiede chi sarà in grado di impensierire Márquez già da questa stagione rispondo Quartararò. E’ un ragazzo che è cresciuto tanto, che si migliora ogni volta e, se avrà la fortuna, di non dover fare i conti con infortuni, fisici e non solo. Diventerà un grandissimo campione”.

Che Lorenzo non si senta pienamente un pilota in pensione è noto, così come lui stesso non nega di aver preso una decisione che potrebbe presto essere rivista. Ma, almeno al momento, sente di non avere gli stimoli per tornare in pista, alla luce di quello che è il suo carattere.
Il carattere di uno che, come ha ben spiegato anche in una recente intervista rilasciata alla testata spagnola AS, non lascia nulla al caso e ha bisogno di trovare un livello di concentrazione e di impegno che male si coniuga con le legittime esigenze di un ragazzo che, ora, ha voglia di godersi la vita.



Lo ha spiegato anche ai giornalisti di Sky: “Divento quasi un robot, raggiungo livelli di concentrazione altissimi. Prima ero più passionale, poi sono diventato un pilota molto cerebrale e questo a lungo andare stressa”. Ed è esattamente il concetto espresso da Lorenzo nel rispondere al fan, quando ha detto: “Potrei ancora vincere un campionato del mondo e lottare con i più forti”.

Sostanzialmente, il maiorchino è convinto di avere ancora forza nel fisico, velocità nel polso e capacità nella testa per giocarsela ancora qualche anno, ma poi precisa: “Potrei, soprattutto guidando una Yamaha. Potrei, ma non voglio. Perché in questo momento della mia vita sento di voler voltare pagina e fare la vita del pilota di motomondiale come la facevo io non è qualcosa a cui aspiro ancora”.

Insomma, niente di troppo presuntuoso e, anzi, l’ammissione di un ragazzo che ha dedicato tutta la sua vita al motociclismo e che oggi, sentendo di volersi rimettere in gioco anche in altri aspetti, non nasconde emozioni molto simili al senso di smarrimento.

Complice anche la quarantena. Una quarantena che Lorenzo sta trascorrendo a migliaia di chilometri da casa, in una stanza d’albergo. Certo, si trova a Dubai, in una struttura prestigiosa e di lusso, ma il tempo inizia a essere tanto (ormai quasi due mesi) e anche le tante ore in solitudine contribuiscono inevitabilmente a riflettere su una scelta, quella di smettere con le corse, che è di vita prima ancora che professionale.

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